Il tema dell’età pensionabile torna al centro del dibattito politico ed economico. La chiusura dell’iter della legge di bilancio ha riacceso l’attenzione su un sistema previdenziale sottoposto a pressioni crescenti, tra vincoli di finanza pubblica, cambiamenti demografici e aspettative sociali sempre più difficili da conciliare.
Nel 2026 si resta a 67 anni, poi scatta l’aumento
Nel 2026 sarà ancora possibile andare in pensione a 67 anni, salvo il possesso dei requisiti per alcune formule di anticipo come l’Ape sociale. Dal 2027 è previsto l’aumento automatico di un mese dei requisiti anagrafici, che diventeranno due mesi in più dal 2028. Il governo ha annunciato l’intenzione di cercare risorse per sterilizzare il meccanismo legato all’aumento dell’aspettativa di vita, ma tutto resta subordinato all’andamento dei conti pubblici.
Le parole del ministro e i margini di intervento
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha lasciato aperto uno spiraglio, spiegando che “nel corso del 2026, se le cose continueranno ad andare bene sui conti pubblici, cercheremo di ridurre anche quel mese in più che partirebbe dal 2027”. Una dichiarazione che conferma come il nodo pensioni sia destinato a restare centrale nei prossimi mesi, senza soluzioni definitive già scritte.
Prepensionamenti, meno spazio alle deroghe
La manovra introduce una stretta sulle forme di prepensionamento. Non vengono rinnovate Opzione Donna e Quota 103, mentre diventano più selettivi i criteri per i lavoratori precoci e per alcune categorie di impieghi usuranti. L’obiettivo dichiarato è contenere la spesa, riducendo progressivamente le vie di uscita anticipata dal lavoro.
Tfr e fondi complementari, automatismo per i neoassunti
Cambia anche il meccanismo del Tfr per i nuovi assunti. Nelle imprese con oltre 50 dipendenti, il trattamento di fine rapporto confluirà automaticamente nei fondi pensione complementari, salvo diversa comunicazione entro 60 giorni. Dal 2032 l’obbligo sarà esteso anche alle aziende con almeno 40 dipendenti, rafforzando il secondo pilastro previdenziale.
Età media di pensionamento in crescita
Secondo le stime dell’Inps, nel 2024 l’età media di pensionamento in Italia è salita a 64,8 anni, rispetto ai 64,2 dell’anno precedente. Un dato che riflette gli effetti cumulativi delle riforme succedutesi nel tempo. L’ultima riforma organica resta la legge Fornero del 2011, uno dei provvedimenti più incisivi del governo tecnico guidato da Mario Monti.
Politica e demografia, una tensione strutturale
Da un lato, le forze politiche di maggioranza, a partire da Lega e FdI, continuano a chiedere il superamento della legge Fornero. Dall’altro, pesa l’inverno demografico: un’età media di 46,8 anni, un quarto della popolazione sopra i 65 anni e un tasso di natalità sceso a circa 3,4 per mille. Le stime sui nuovi nati nel 2025, intorno a 342mila, segnano un nuovo minimo storico, con effetti diretti sulla sostenibilità del sistema.
Le ultime modifiche introdotte dalla manovra
La manovra interviene anche su alcuni aspetti puntuali. Le pensioni minime aumentano di 20 euro al mese. Per forze dell’ordine e difesa l’aumento dei requisiti viene rinviato al 2028, con ulteriori incrementi previsti dal 2029 e dal 2030. Arriva inoltre una nuova stretta sull’anticipo pensionistico tramite il cumulo della previdenza complementare e un ulteriore taglio ai fondi per il pensionamento anticipato dei lavoratori precoci.
31 Dicembre 2025
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