Una decisione della Corte costituzionale segna un passaggio rilevante nel riconoscimento dei diritti legati all’assistenza delle persone con disabilità grave. Con una pronuncia destinata a incidere anche sui rapporti di lavoro, viene superata una esclusione che per anni ha lasciato senza tutela i conviventi di fatto, nonostante il loro ruolo centrale nella cura quotidiana.
La norma dichiarata illegittima
La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 42, comma 5, del decreto legislativo n. 151 del 2001, nella parte in cui non includeva il convivente di fatto tra i soggetti legittimati a usufruire del congedo straordinario per l’assistenza a una persona con necessità di sostegno intensivo. Secondo la Corte, questa esclusione non era coerente con l’obiettivo dichiarato della norma, ovvero la tutela della persona con disabilità nel proprio contesto familiare.
Il caso e l’intervento della Cassazione
La questione è arrivata davanti alla Corte costituzionale su iniziativa della Corte di cassazione, a margine di un contenzioso risalente al 2022. In quel periodo, la legge non riconosceva ancora il diritto al congedo straordinario al lavoratore convivente di fatto di una persona con disabilità grave. Un vuoto normativo che ha reso necessario l’intervento della giurisprudenza per chiarire i confini della tutela.
Il richiamo alla Costituzione
Nel motivare la propria decisione, la Corte ha ribadito che l’esclusione del convivente more uxorio si pone in contrasto con gli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione. In particolare, viene richiamato il principio di tutela delle formazioni sociali e del diritto alla salute, inteso non solo come assenza di malattia, ma come benessere psico-fisico della persona con disabilità.
Una contraddizione interna alla disciplina
Secondo la Corte, la normativa presentava una evidente contraddizione. Da un lato mirava a proteggere la persona con disabilità grave nel suo ambito familiare, dall’altro escludeva proprio il convivente di fatto, spesso figura centrale nell’assistenza quotidiana. Una scelta che ignorava l’esistenza di un legame affettivo stabile, fondato sulla reciproca assistenza morale e materiale, già riconosciuto dall’ordinamento.
Salute e assistenza come diritti da garantire
La sentenza sottolinea come la tutela del diritto alla salute psico-fisica della persona con disabilità debba essere garantita soprattutto nei casi di particolare gravità. Impedire al convivente di fatto di accedere al congedo straordinario significava, di fatto, ostacolare una forma di assistenza essenziale, con possibili ricadute negative sia sulla persona assistita sia su chi presta cura.
Limiti e condizioni per il riconoscimento
La Corte ha chiarito che il diritto al congedo resta comunque subordinato a un accertamento rigoroso della convivenza di fatto. Per i periodi antecedenti alla riforma del 2022, il beneficio potrà essere riconosciuto solo se risulti che il convivente abbia effettivamente prestato assistenza alla persona con disabilità grave. Un criterio che evita automatismi e mantiene un equilibrio tra tutela dei diritti e controllo dei requisiti.
26 Dicembre 2025
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