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Una telefonata dal Quirinale, il caso di Alberto Trentini e il silenzio che pesa

La telefonata di Sergio Mattarella riaccende l’attenzione sul caso di Alberto Trentini detenuto in Venezuela

Una telefonata dal Quirinale, il caso di Alberto Trentini e il silenzio che pesa

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Oltre 400 giorni di carcere in Venezuela, il gesto del Presidente e l’attesa di una svolta diplomatica

Una telefonata può sembrare un gesto semplice, ma quando arriva dalla più alta carica dello Stato assume un significato politico e umano preciso. È quanto accaduto nei giorni scorsi, quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto far sentire la propria vicinanza alla famiglia di Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto in Venezuela da oltre quattrocento giorni.

Il gesto del Presidente della Repubblica

Il Capo dello Stato ha contattato telefonicamente Armanda Colusso Trentini, madre del cooperante veneto, per ribadire che l’Italia non ha abbandonato Alberto né la sua famiglia. Un segnale istituzionale forte, arrivato dopo settimane di crescente preoccupazione e di appelli pubblici affinché il caso non venisse lasciato scivolare nell’oblio diplomatico.

L’amarezza di una madre che attende risposte

Nei giorni precedenti alla telefonata, la madre di Alberto non aveva nascosto la propria frustrazione per una situazione che appare bloccata. “Mi chiedo ogni mattina, quando inizia un nuovo giorno, cosa penserà del suo Paese che sembra averlo abbandonato”, aveva dichiarato, ricordando che sono ormai 13 mesi che il figlio è in carcere senza che la famiglia riesca a trovare pace. Da qui la richiesta al governo di un’azione più incisiva.

Una trattativa che prosegue lontano dai riflettori

Secondo quanto riferito dall’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia, la situazione non sarebbe completamente ferma. “La situazione non è bloccata. Si sta trattando, ci sono dei movimenti, e ci sono persone e istituzioni che si stanno dando da fare”, ha spiegato la penalista, lasciando intendere l’esistenza di un dialogo con le autorità venezuelane, seppur complesso e riservato.

La politica e il valore della vicinanza istituzionale

Anche dal Parlamento sono arrivate prese di posizione. Luana Zanella, capogruppo di AVS alla Camera, ha ringraziato il Presidente Mattarella per l’attenzione dimostrata, definendo il suo gesto una preziosa testimonianza di vicinanza in un momento in cui le autorità politiche appaiono impotenti di fronte alla lunga e ingiustificata carcerazione di Alberto Trentini in Venezuela.

Le brevi telefonate e il filo con casa

Nelle scorse settimane Alberto Trentini è riuscito a contattare la famiglia con alcune brevi telefonate, rassicurando sulle proprie condizioni di salute. Un filo sottile ma essenziale, che tiene vivo il legame con l’Italia e con i familiari, in un contesto di detenzione di cui restano ancora poco chiare le motivazioni.

Dalla missione umanitaria all’arresto

Il cooperante era arrivato in Venezuela il 17 ottobre 2024 per una missione con le Ong Humanity e Inclusion. Il 15 novembre, mentre si stava spostando da Caracas verso Guasdalito, è stato fermato a un posto di blocco e arrestato insieme all’autista dell’ong, senza che ne fossero chiarite le ragioni. Da quel momento è iniziata un’odissea che dura ormai da 404 giorni.

Un contesto internazionale che complica tutto

A rendere ancora più difficile una soluzione contribuisce l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela, che continua a irrigidire i rapporti diplomatici. Un contesto internazionale complesso che rischia di rallentare ogni tentativo di mediazione e di trasformare il caso di Alberto in una pedina involontaria di equilibri geopolitici più ampi.


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24 Dicembre 2025
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