Dalle rovine di una guerra a una città costiera iper-tecnologica, il salto immaginato è enorme. Eppure è proprio questa la visione che emerge da Project Sunrise, una proposta attribuita all’amministrazione di Donald Trump e raccontata dal Wall Street Journal. Un’idea che promette lusso, infrastrutture avanzate e prosperità economica, ma che solleva interrogativi profondi sul piano politico, sociale e umano.
Un’idea che guarda al mare
Secondo le informazioni circolate, Project Sunrise immagina la trasformazione della Striscia di Gaza in una destinazione costiera senza precedenti. Resort di lusso, collegamenti ferroviari ad alta velocità e reti digitali ottimizzate dall’intelligenza artificiale sarebbero il motore di una rinascita economica pensata per attrarre investitori internazionali. Una visione che parla il linguaggio del real estate globale e della finanza, più che quello della ricostruzione post-bellica tradizionale.
Chi ha lavorato alla proposta
Il progetto, stando alle ricostruzioni, sarebbe stato elaborato da un gruppo guidato da Jared Kushner, genero dell’ex presidente, insieme all’inviato per il Medio Oriente Steve Witkoff. Una squadra che non è nuova a iniziative ambiziose nella regione, ma che in questo caso si muove su un terreno estremamente delicato, dove ogni ipotesi economica si intreccia con equilibri geopolitici instabili.
Slide, numeri e molte zone d’ombra
Il piano sarebbe presentato in trentadue pagine di slide, ricche di rendering di grattacieli affacciati sul Mediterraneo, grafici e stime dei costi. L’obiettivo dichiarato è accompagnare i residenti “dalle tende ai super attici” e “dalla povertà alla prosperità”. Tuttavia, restano molte domande aperte: chi finanzierà davvero la ricostruzione, dove vivranno i circa due milioni di palestinesi sfollati durante i lavori e quali garanzie di sicurezza esisteranno in un contesto ancora segnato dal conflitto.
Dubbi politici e sicurezza sul campo
Anche all’interno degli stessi ambienti statunitensi non mancano le perplessità. Diversi funzionari avrebbero espresso forti dubbi sulla fattibilità economica e sui costi reali dell’operazione. C’è poi il nodo centrale della sicurezza: la possibilità che Hamas accetti di disarmarsi è considerata altamente incerta. Senza questo passaggio, l’intero progetto rischierebbe di rimanere sulla carta, rendendo difficile convincere Paesi ricchi e investitori a impegnare capitali ingenti in un’area ancora percepita come instabile.
La risposta ufficiale e il non detto
Alla richiesta di chiarimenti, la Casa Bianca non ha smentito l’esistenza del progetto, limitandosi a dichiarare che “l’amministrazione continuerà a lavorare diligentemente con i nostri partner per mantenere una pace duratura e gettare le basi per una Gaza pacifica e prospera”. Una formula diplomatica che lascia spazio a molte interpretazioni e che non chiarisce se Project Sunrise sia una proposta concreta o più una visione politica di lungo periodo.
21 Dicembre 2025
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