Nel cuore di Roma, mentre dicembre si apre in un rito quotidiano di meraviglia, una figura emerge con una intensità capace di unire tradizione, ricerca e attenzione verso le nuove generazioni. La presenza del Prof. Pierluigi Berto all’interno del Calendario dell’Avvento dell’Arte di Blocco 13 non è soltanto una tappa espositiva, ma una dichiarazione di poetica: l’arte vive davvero quando si trasmette.
Un artista che costruisce ponti
L’opera presentata quest’anno, Il cavallo d’Ippolito, è più di un omaggio alla scultura romana. È un frammento di dialogo fra epoche, un gesto che nasce nel silenzio dei Musei Vaticani e arriva fino al pubblico di oggi attraverso lo sguardo di un artista che sa ascoltare il passato senza trasformarlo in museo. La tecnica a sanguigna, con i suoi rialzi di gesso su carta, restituisce una presenza viva e pulsante, come se quel cavallo emergesse ancora dal sarcofago del II-III secolo per riprendere fiato. Qui la mano dell’artista diventa ponte: unisce tempo, memoria e sensibilità contemporanea, mostrando la sorprendente capacità di Berto di tradurre la storia in emozione visiva.
La scuola come luogo di incontro
Se c’è un tratto che definisce il percorso di Berto, è la capacità di trasformare l’insegnamento in un atto generativo. Da anni, presso i Musei Vaticani, conduce il workshop di disegno dall’Antico dell’Accademia di Belle Arti di Roma, un luogo dove il passato non è mai “antico” davvero, ma materia viva da comprendere, interpretare e reinventare. La sua didattica non è un esercizio di copia, ma un invito a osservare, a sostare, a lasciarsi attraversare dalle forme. È in questa dimensione che emerge tutta la forza del suo profilo: Berto non insegna soltanto, forma sguardi. Gli studenti non imparano solo a disegnare: imparano a guardare.
La pazienza come gesto rivoluzionario
In un mondo che corre, che consuma immagini in pochi secondi, la pratica del disegno dal vero appare quasi un atto controcorrente. Berto non ha paura della lentezza; anzi, la difende come condizione naturale dell’apprendimento. Ogni tratto diventa un esercizio di ascolto, ogni ombra un modo per avvicinarsi alla storia dell’arte con rispetto e curiosità. Qui risiede una delle sue qualità più preziose: l’arte della pazienza, vissuta come metodo e come etica. Il suo lavoro appare così equilibrato perché nasce da questa attenzione silenziosa, da questa cura del dettaglio che non sacrifica mai l’intensità emotiva.
Una guida per le nuove generazioni
A colpire, nella sua presenza a Blocco 13, è la naturalezza con cui riesce a parlare ai giovani. Non dall’alto di una cattedra, ma nel pieno di una relazione. La formazione accademica, nella sua visione, non è una trasmissione verticale di conoscenza, bensì un cammino condiviso. Gli allievi vengono coinvolti, accompagnati, stimolati a trovare la propria voce. Non è un caso che molti ricordino l’esperienza con lui come un momento decisivo: Berto sa accendere negli studenti la scintilla dell’autenticità, anche quando il punto di partenza è un reperto antico o la complessità di un soggetto scultoreo.
L’arte come responsabilità
Nella sua opera convivono una profonda passione per la storia dell’arte e una forte consapevolezza del ruolo dell’artista contemporaneo. C’è un senso di responsabilità, quasi una cura etica, nel modo in cui affronta ogni soggetto. Il cavallo d’Ippolito, disegnato durante una lezione, è un esempio emblematico: non una semplice esercitazione, ma la testimonianza di come l’atto creativo possa nascere anche nell’ambiente più strutturato, trasformando la scuola in officina artistica. Qui emerge un altro elemento chiave del suo profilo: la capacità di trasformare ogni contesto in un’occasione di ricerca, senza perdere rigore né spontaneità.
Una presenza che lascia traccia
All’interno del Calendario dell’Avvento dell’Arte, la sua micro-inaugurazione diventa un momento centrale. Non solo per il valore dell’opera esposta, ma perché racconta la continuità fra generazioni, il dialogo possibile tra chi insegna e chi impara, tra chi custodisce e chi rilegge. In questo dicembre fatto di sorprese, l’intervento di Berto invita a respirare più lentamente, a ricordare che l’arte non nasce da sola, nasce dall’incontro. Una lezione che attraversa il suo lavoro e che definisce, più di ogni altra cosa, la sua identità artistica.
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11 Dicembre 2025
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