La ricchezza mondiale continua a crescere, ma non per tutti. È una constatazione amara che emerge alla vigilia del G20 di Johannesburg, dove la disuguaglianza economica torna a essere uno dei temi centrali del dibattito internazionale. Secondo Oxfam, la quantità di risorse accumulate lo scorso anno dai miliardari del G20 basterebbe a far uscire dalla povertà quasi metà dell’umanità. Un dato che fa riflettere e che pone una domanda semplice, ma inevitabile: come è possibile che una crescita così enorme finisca nelle mani di così pochi?
La concentrazione della ricchezza, un divario che cresce
La fotografia scattata da Oxfam è netta. Mentre l’economia globale si espande, le fortune di una ristretta élite crescono a un ritmo impressionante, arrivando a superare i 15 trilioni di dollari. Una crescita percentuale quasi “spropositata” rispetto ai bisogni di chi vive con meno di 8 dollari al giorno. Questo divario non è un dettaglio statistico, ma un indicatore che racconta squilibri profondi nei sistemi economici e finanziari contemporanei.
Il rapporto della task force G20 guidata da Joseph Stiglitz
Al centro dell’analisi si trova il rapporto elaborato dalla task force del G20 presieduta dal Premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz. Il documento evidenzia come, tra il 2000 e il 2024, l’aumento della ricchezza privata globale sia stato distribuito in modo altamente squilibrato: il 41% è andato all’1% più ricco, mentre la metà più povera del pianeta ha beneficiato solo dell’1%. Il rapporto sottolinea che tali squilibri minano la crescita economica, riducono la mobilità sociale e alimentano polarizzazioni che possono compromettere la stabilità democratica.
L’idea di un Panel Internazionale sulla Disuguaglianza
Tra le proposte più significative emerge la creazione di un Panel Internazionale sulla Disuguaglianza, un organismo permanente che, come l’IPCC per il clima, garantirebbe un monitoraggio scientifico, indipendente e costante delle dinamiche globali. Una struttura di esperti provenienti da varie aree del mondo avrebbe il compito di analizzare i dati, valutare le politiche pubbliche e formulare raccomandazioni ai governi. Per Oxfam, e per chi si occupa di giustizia economica, sarebbe un passo essenziale per trasformare un problema strutturale in una priorità condivisa.
Il sostegno del Sudafrica e il declino della ricchezza pubblica
Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha espresso apertamente il proprio supporto alle conclusioni del gruppo di lavoro, mettendo in evidenza un aspetto spesso trascurato: mentre la ricchezza privata ai vertici cresce, quella pubblica resta ferma o addirittura diminuisce. In molti Paesi l’indebitamento aumenta, comprimendo servizi essenziali e opportunità per i cittadini. Il risultato è un clima di sfiducia, risentimento e instabilità sociale. In questo scenario, ribadisce Oxfam, diventa urgente invertire una rotta che rischia di diventare irreversibile.
Una crisi geopolitica che alimenta squilibri
Il G20 si apre in un contesto geopolitico turbolento. Le politiche della nuova amministrazione statunitense, caratterizzate da dazi aggressivi, scelte fiscali regressive e ritiro dai processi di cooperazione internazionale, stanno contribuendo ad ampliare i divari sia negli Stati Uniti sia nel resto del mondo. A ciò si aggiungono pressioni politiche che spingono altri Paesi ad annacquare riforme fiscali globali, favorendo le grandi multinazionali. È una dinamica che rischia di indebolire gli sforzi del G20 verso una maggiore equità economica.
L’appello finale, una tassazione più equa per gli ultra-ricchi
Di fronte a questo quadro, Oxfam rinnova un appello ai leader del G20 per introdurre una tassazione realmente progressiva per i più ricchi. Secondo l’organizzazione, in molti Paesi i patrimoni più elevati riescono a pagare, in proporzione, meno di chi ha redditi più bassi, anche grazie alla creazione di strutture finanziarie complesse e alla possibilità di spostare i capitali offshore. Per contrastare questa situazione, Oxfam propone di agire su due fronti: introdurre meccanismi fiscali più rigidi per i grandi patrimoni e smantellare il dumping fiscale che ancora oggi rende molti Paesi vere e proprie “zone franche” per gli ultra-ricchi.
Conclusione, un nodo politico e umano
La questione della disuguaglianza non è soltanto numerica. È una sfida umana e sociale che chiama in causa scelte politiche, responsabilità collettive e una visione globale di giustizia. Il G20 rappresenta un’occasione concreta per intraprendere un percorso diverso, capace di ridare centralità a chi oggi vive ai margini e di costruire un equilibrio più sostenibile per il futuro del pianeta.
20 Novembre 2025
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