La tradizionale indagine Acri-Ipsos dedicata alla Giornata del Risparmio dipinge un quadro in chiaroscuro per le famiglie italiane. Dopo un 2024 segnato da un cauto ottimismo, il 2025 si apre con un sentimento di maggiore incertezza e con la capacità di risparmiare ai minimi dal 2018. Le spese crescenti e il potere d’acquisto ridotto pesano sempre di più sul reddito disponibile, generando una diffusa “ansia da mancanza di risparmio”.
Una tradizione che vacilla
Per decenni, la propensione al risparmio è stata uno dei tratti distintivi del nostro Paese, un valore tutelato persino dalla Costituzione italiana. Eppure, oggi, questa virtù sembra erosa da inflazione, costi fissi e incertezza economica. L’indagine Acri-Ipsos conferma un cambiamento di percezione: se il 2024 aveva lasciato spazio a un moderato ottimismo, quest’anno domina la cautela. Come ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio all’evento, “la fiducia si costruisce nel tempo, ma può incrinarsi facilmente di fronte all’instabilità e alle disuguaglianze crescenti”.
Le parole delle istituzioni
All’incontro hanno preso parte anche il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta e il Presidente dell’Abi Antonio Patuelli, entrambi concordi nel sottolineare l’importanza di restituire centralità al risparmio come motore di stabilità economica e sociale. Panetta ha ribadito che “la capacità di risparmiare è un indicatore di fiducia nel futuro”, mentre Patuelli ha ricordato che “difendere il risparmio significa difendere la libertà e l’autonomia delle famiglie italiane”.
Ansia da mancanza di risparmio
L’indagine rivela un dato allarmante: cresce la quota di cittadini che avverte ansia per la propria impossibilità di accantonare denaro. “La capacità effettiva di risparmiare si riduce”, si legge nel report, e le aspettative per i prossimi dodici mesi non lasciano spazio a facili entusiasmi. Molte famiglie temono un’ulteriore compressione del reddito disponibile e preferiscono rinunciare al superfluo per far fronte alle spese quotidiane.
Liquidità ferma sui conti
Nonostante gli sforzi del comparto finanziario e del governo – anche attraverso le emissioni dei BTP Valore – gran parte delle risorse resta immobilizzata sui conti correnti. Il 64% degli italiani, secondo Acri-Ipsos, preferisce mantenere i propri risparmi in liquidità, mentre solo un terzo si dichiara disposto a investire. E quando lo fa, privilegia strumenti semplici, a basso rischio e facilmente comprensibili.
Investimenti prudenti e ritorno al mattone
Il possesso di prodotti finanziari resta stabile ma poco diversificato. Le preferenze d’investimento mostrano un parziale ritorno all’immobiliare e un calo d’interesse sia per gli strumenti “sicuri” (come i titoli di Stato) sia per quelli più rischiosi. In crescita anche la quota di chi ammette di non sapere come orientarsi, segno di una crescente distanza tra cittadini e cultura finanziaria.
Cultura del risparmio da ricostruire
La crisi del risparmio non è solo economica, ma anche culturale. Dopo anni di instabilità, pandemia e rincari, molti italiani associano il risparmio più alla paura di perdere che alla possibilità di costruire. Riscoprire il senso autentico del risparmio, come strumento di libertà e sicurezza, sarà una delle sfide più importanti dei prossimi anni.
28 Ottobre 2025
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