L’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza in Italia continua a essere segnato da una forte opacità informativa. A denunciarlo è Medici del Mondo, che nel suo terzo rapporto parla apertamente di un “blackout informativo che alimenta le disuguaglianze”.
Un diritto fondamentale senza trasparenza
Il problema principale riguarda la mancanza di dati aggiornati, completi e facilmente accessibili. Secondo l’organizzazione, i rapporti del Ministero della Salute vengono pubblicati con mesi di ritardo e spesso risultano incompleti o non disponibili in formato aperto. Una condizione che, di fatto, ostacola l’esercizio di un diritto riconosciuto dalla legge 194 del 1978 e incluso nei Livelli essenziali di assistenza.
Disparità territoriali tra le regioni
Il dossier dedica un focus a Veneto, Sardegna e Molise, dove emergono differenze significative. Il Veneto è l’unica regione a pubblicare i dati sul proprio portale, mostrando però un forte tasso di obiezione di coscienza che oscilla dal 35% della Pedemontana all’86% di Venezia. In Sardegna, invece, spicca l’insufficienza delle informazioni disponibili, mentre in Molise il nodo resta l’altissimo numero di obiettori, pari al 90,9% dei ginecologi.
L’aumento delle Ivg farmacologiche
Il rapporto segnala anche una crescita delle interruzioni di gravidanza con metodo farmacologico: dal 53% del totale nel 2023 al 64% nel 2024. In Molise questa modalità supera l’80% dei casi, ma la scarsità di dati non consente una fotografia completa e omogenea a livello nazionale.
Un ostacolo più politico che tecnico
Per Medici del Mondo, il problema non è soltanto organizzativo ma profondamente politico. “Quando le richieste ufficiali di accesso ai dati vengono ignorate o rifiutate – sottolinea Elisa Visconti, direttrice di Medici del Mondo Italia – è evidente che siamo di fronte a una precisa volontà politica”. La mancanza di trasparenza non è un dettaglio burocratico, ma un ostacolo concreto all’uguaglianza dei diritti.
Le conseguenze sulle donne
Nel solo 2022, oltre 65mila donne hanno fatto ricorso all’Ivg in Italia. Secondo il rapporto, la carenza di informazioni chiare e tempestive impedisce di garantire loro un percorso sicuro, equo e privo di discriminazioni. Le conseguenze toccano la salute fisica e mentale, oltre alla possibilità di ricevere cure appropriate in strutture accoglienti.
Il nodo dell’obiezione di coscienza
Il tasso medio di obiezione dei ginecologi italiani si attesta al 66,6%, con forti differenze tra territori. Un dato che, insieme alla scarsa trasparenza, crea ostacoli silenziosi ma determinanti nell’accesso a un diritto che dovrebbe essere garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
24 Settembre 2025
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