Al Collegio dei Commissari di Bruxelles si è discusso nuovamente della guerra in Medio Oriente. L’operazione a Gaza City, definita un’ulteriore escalation, ha spinto l’Unione Europea a presentare un nuovo pacchetto di misure restrittive. Come ha spiegato l’alto rappresentante Kaja Kallas, l’obiettivo non è punire Israele, ma cercare di migliorare la drammatica situazione umanitaria della Striscia.
Il pacchetto di sanzioni proposto
Il piano, che richiede l’approvazione unanime dei Paesi membri, prevede l’inclusione di ministri israeliani di area estremista, insieme a membri di Hamas e a coloni violenti. Non mancano anche misure relative al commercio, con un impatto potenzialmente significativo sull’economia israeliana.
Posizione comune e divisioni interne
“Le opinioni pubbliche in Europa stanno cambiando” ha osservato Kallas, rilevando come cresca la richiesta di fermare le sofferenze a Gaza. Allo stesso tempo, però, le posizioni politiche tra gli Stati restano diverse. La commissaria Dubravka Suica ha annunciato la sospensione del sostegno bilaterale diretto al governo israeliano, pari a circa 14 milioni di euro già stanziati, di cui 9,4 milioni non contrattualizzati.
Fondi confermati e sostegno alla società civile
Parallelamente, non verranno toccati i programmi di sostegno destinati a combattere l’antisemitismo, a promuovere la vita ebraica e a rafforzare la società civile. Restano quindi intatti i 20 milioni di euro destinati a progetti come Yad Vashem, i 10,2 milioni di euro per le organizzazioni non governative e i 5 milioni annui per iniziative di pace tra società civili israeliane e palestinesi.
L’appello per un cessate il fuoco
La presidente della Commissione Ursula von der Leyen, in un messaggio su X, ha ribadito la necessità di un cessate il fuoco immediato, l’accesso senza restrizioni per gli aiuti umanitari e la liberazione degli ostaggi detenuti da Hamas. Von der Leyen ha ricordato che l’Unione Europea rimane il principale donatore di aiuti nella regione e che la soluzione dei due Stati resta un pilastro della politica europea.
La reazione di Israele
Da Gerusalemme è arrivata una risposta dura. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha definito la raccomandazione della Commissione “distorta dal punto di vista morale e politico”, avvertendo che qualsiasi provvedimento riceverà una risposta adeguata. Israele, ha aggiunto, “continuerà a lottare con l’aiuto dei suoi amici in Europa”, sottolineando che sanzioni di questo tipo danneggerebbero anche gli stessi interessi europei.
Impatto sul commercio con Israele
Secondo fonti comunitarie, la proposta di Bruxelles colpirebbe il 37% degli scambi commerciali tra l’Unione Europea e Israele, per un valore stimato di circa 227 milioni di euro all’anno. In particolare, a risentirne sarebbero i prodotti agricoli, mentre l’importazione di armamenti resterebbe esclusa dalle misure, essendo regolata dai trattati internazionali del WTO e coperta da clausole di riservatezza.
17 Settembre 2025
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